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Da qualche anno portiamo avanti l´esperienza del centro di ascolto. Alcuni fratelli
poveri frequentano la mensa dall´inizio della sua attività, e sentono ormai il personale volontario
come la loro famiglia, altri sono di passaggio, ma tutti hanno sperimentato l´accoglienza.
L´impegno dei volontari è quello di servirli perchè ogni persona possa essere riconosciuta nella
sua dignità primordiale di figlio di Dio. Ogni volta che serviamo un fratello, serviamo Dio e lo incontriamo.
"Quanto avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me". Così rendiamo
gloria al Signore e contribuiamo a far crescere il regno di Dio nel mondo.
Dopo tanti anni conosciamo le storie di ognuno e siamo convinti che ogni uomo, chiunque esso sia, ha un valore
infinito e prezioso. In Cristo non vi sono superiori o inferiori, ma tutti siamo membra di un unico corpo.
Una volontaria diceva: "Il servizio ai fratelli trasfigura l´esistenza: manifesta che la speranza e la
vita fraterna sono più forti di ogni tentazione alla disperazione".
Abbiamo raccolto
queste storie tra le tante.
Si tengono per mano mentre fanno la fila per mangiare una minestra calda.
Gualtiero e Simona hanno scelto la strada: sono due vagabondi, dormono dove capita vivono con una
piccola pensione, si arrangiano con qualche lavoretto. Sono tra i tanti barboni che si ritrovano ogni sera in
uno dei tunnel della stazione di Pescara per rifocillarsi con il cibo distribuito dai volontari della Mensa di s.
Francesco. Un bel piatto di penne al sugo, pane a volontà e una pera succosa. Un pasto caldo prima di
addormentarsi su qualche panchina. Simona ha 55 anni, Gualtiero 69. Lei faceva l´operaia in uno
stabilimento ortofrutticolo di Cerignola, lui lavorava come ceramista. Si sono conosciuti vent´anni
fa nell´atrio della Stazione di Modena.
" E´ stato un sogno", ricorda Gualtiero con un filo di voce: Gli occhi celesti di Simona lo guardano con tenerezza alla ricerca di un ricordo indimenticabile."Dopo il nostro incontro abbiamo deciso di lasciare tutto, di vivere in libertà, senza regole" racconta Simona. Gualtiero prende una piccola pensione che ci consente di sopravvivere, io mi arrangio con dei lavoretti di cucito. Raramente vado a trovare mia figlia che fa la parrucchiera a Cerignola. Siamo a Pescara da Natale. A pranzo andiamo a mangiare alla Mensa di S. Francesco, la sera dormiamo nell´atrio della Stazione. Non sappiamo quale sarà la nostra prossima meta". Simona si aggiusta il cappellaccio di lana che porta in testa e poggia a terra un grosso borsone: dentro ci sono tutte le sue cose, il suo passato. Si avvicina alla macchina dei volontari e prende un piatto di pasta per sè e uno per suo marito. Accanto a lei ci sono parecchi giovani che fanno la fila. Molti hanno problemi con la droga. Hanno lasciato la famiglia e vivono di espedienti per rimediare le dosi di eroina. Nessuno, però, ne vuole parlare.
Seduta in un angolo vicina ad alcuni clochard francesi c´è Stefania. Ha 37 anni è magra, porta grossi occhiali da vista, un giubbotto e un paio di jeans. Parla con i suoi amici di strada un pò in italiano e un pò in francese. "Ogni giorno faccio la colletta per racimolare qualche soldo - racconta -. Dormo sui cartoni dove mi capita. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in Germania, ci siamo messi insieme e siamo venuti in Italia. Ho avuto tre figli. Poi ci siamo lasciati. Due vivono con lui, un altro sta con mia madre. Ho cercato di non bucarmi più, ma ci sono riuscita solo per un mese. Se qualcuno mi aiutasse e mi desse un lavoro forse potrei farcela". Poi si alza e va a dividere il suo piatto di pasta con il cane dei suoi amici clochard. "per loro è diverso - dice - hanno scelto la strada peressere liberi. Alcuni sono alcolizzati. Bernard la raggiunge. Ha 38anni e il volto segnato dal tempo. Indossa abiti sdruciti e porta con sè uno zaino. "Da vent´anni giro l´Europa in compagnia dei miei cani - racconta in un italiano stentato -. Ho abbandonato tutto dopo aver fatto il militare, non volevo regole, non volevo che qualcuno mi comandasse. Vivo alla giornata. Ogni tanto telefono a casa per salutare i miei familiari".
Si è fatto tardi. I volontari della mensa S. Francesco raccolgono in un sacco piatti e bicchieri di carta e i barboni tornano alla loro libertà. |
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